Il Codice Pandolfesco

Instrumenta Malatestarum et Comunis Arimini (Codice Pandolfesco)
Instrumenta Malatestarum (1186-1399) e Liber instrumentorum comunis Arimini (1165-1249), manoscritto pergamenaceo. Raccolta di documenti del xiv secolo, originali e in copia, riguardanti i Malatesta e il comune di Rimini. BGR, SC-MS 1160 (Pandolfesco)

In un unico volume, noto come Codice Pandolfesco, sono trascritti i testi dei documenti riguardanti la famiglia Malatesta ed il Comune di Rimini, le cui vicende si intrecciano fino all’inizio del Cinquecento quando la città sarà direttamente sottoposta al governo dello Stato Pontificio.

La prima parte, Instrumenta Malatestarum, stilata per iniziativa di Galeotto (1372-1386), nonno di Sigismondo Pandolfo Malatesta, raccoglie circa duecento atti, dal 1186 al 1399, che testimoniano sia le vicende del patrimonio personale della famiglia: acquisti, permute, affitti, donazioni, doti e testamenti, quali quelli di Malatesta da Verucchio (1311), Malatesta Antico (1364) e Malatesta Ungaro (1372), sia l’azione politica e di governo dei suoi componenti: atti della cancelleria pontificia, attestati di pagamento di tasse e prestiti, accordi di pace con esponenti delle vicine signorie: Da Polenta, Della Scala, Montefeltro. La seconda parte del volume, Liber instrumentorum comunis Arimini, redatta a partire dal 1230 per volere del podestà Bernardo da Cornazano, attesta l’organizzazione della comunità, le decisioni dei suoi organi amministrativi ed i previlegi e diritti di cui gode, dal 1165 al 1249. Nel Quattrocento il volume apparteneva alla famiglia Belmonti e dopo la morte di Pietro, nel 1656, fu di monsignor Giacomo Villani che l’anno successivo lo donò a Girolamo Avanzolini, bibliotecario della Gambalunga dal 1649 al 1678. Il volume è preziosissimo per la perdita degli archivi più antichi della città e insostituibile testimone della sua storia.

 

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