Rimini, secoli XVII-XVIII: l’identità storica della città

È nel xvii secolo – un periodo, per altro, con più ombre che luci – che a Rimini si sviluppa una riflessione appassionata sulla propria identità cittadina: identità storica, innanzi tutto, ma non solo; identità religiosa, antropologica, culturale, genealogica. A un anno di distanza l’uno dall’altro vengono pubblicati il primo volume di quella che può considerarsi la prima storia generale della città fondata, almeno in parte, sui documenti – il Raccolto istorico di Cesare Clementini (1616) – e quella sorta di enciclopedia, o piuttosto di zibaldone, sulla geografia, il clima, le colture, la popolazione, le magistrature, i monumenti di Rimini e dintorni che è il Sito Riminese di Raffaele Adimari (1617). Monsignor Giacomo Villani, persona di solida erudizione, raccoglie notizie sulla storia della città e della Chiesa riminese lavorando a un’opera assai impegnativa – De vetusta Arimini urbe et eius episcopis – che rimarrà incompiuta e inedita; dà invece alle stampe un libello – Ariminensis Rubicon in Caesenam Claramonti (1641) – su un tema che solletica l’orgoglio di più di una città romagnola: la localizzazione del fiume attraversato da Cesare. Se preziosa, di Villani, è anche la raccolta di iscrizioni latine, un ulteriore passo avanti nel campo dell’epigrafia riminese compirà la Lucerna lapidaria (1691) di Giuseppe Malatesta Garuffi, poligrafo infaticabile, autore di decine di opere, edite e inedite, sui più vari e non di rado singolari argomenti.

A illuminare l’identità cittadina non concorrono solo gli studi storici, ma anche le risposte di una disciplina che oggi giudicheremmo inaffidabile: l’astrologia. Era antica convinzione che ogni città avesse il proprio segno zodiacale, e che da questo dipendessero i suoi destini e l’indole dei suoi abitanti. Il Parere sul segno ascendente di Rimini è quello che il segretario comunale Malatesta Porta consegna al Consiglio municipale dopo dieci anni di studi e calcoli accuratissimi. La sentenza finale è che tale segno è lo Scorpione, ciò che preannuncia incostanza, pigrizia e sensualità.

Allo studio della storia della città si accompagnano le ricerche d’archivio sulle sue famiglie nobili: quelle che – secondo quanto stabilisce la costituzione Sipontina (1509) – detengono il governo della comunità. Mentre Pietro Belmonti si interessa solo della celebrazione del proprio casato (Genealogia dell’antica famiglia detta delle Caminate de’ Belmonti e Ricciardelli, 1671), ricorrendo anche a «falsificazioni di pergamene del privato archivio della famiglia», Raffaele Brancaleoni si applica agli studi genealogici con rigore e tenacia, portando a termine quello che rimane il più ampio e affidabile repertorio dell’aristocrazia riminese (Selva genealogica). La riflessione sull’identità storica di Rimini proseguirà nel secolo successivo con ben altra consapevolezza e ben più raffinati strumenti. Le opere di Giuseppe Garampi e Francesco Gaetano Battaglini ne sono forse gli esempi migliori.

 

< pagina precedente     pagina successiva>