Rimini, cos’è

Fellini scrive queste parole nella Mia Rimini senza punto interrogativo.Rimini lui l’ha inventata, prendendola dalla sua memoria, carica di immaginazione e sogno. La città nelle sue narrazioni si è specchiata. Come succede quando l’arte ha la capacità visionaria di leggere ciò che ancora non è.

Rimini è una città “possibile”. Per raccontarsi si è battezzata l’Ostenda d’Italia, la Nizza dell’Adriatico, la Miami d’Europa. L’hanno chiamata Las Vegas, Hollywood, Nashville…

La Biblioteca, che è il deposito delle memorie cittadine, la racconta proponendo ai visitatori un’immersione in immagini, che come apparizioni fantasmatiche restituiscono una storia che sentiamo appartenerci. Sta nei sotterranei spirituali della nostra comunità. La città si mostra al nostro sguardo e noi con lei. La vediamo nelle facce dei suoi abitanti, nelle pietre dei suoi palazzi, delle sue strade e piazze, dove sono scritte le vicende attraverso cui è diventata quella che oggi appare. Una provincia levantina, sospesa fra l’avventura del mare, temuta e anelata, e i riti magici della terra. Una città antica dalla grande storia, che ha vissuto i fasti della notorietà e dei commerci, le angustie della povertà, le violenze delle occupazioni degli eserciti stranieri, i fermenti generosi della politica che le hanno dato diritti, indipendenza e libertà. Rimini che ha fatto del loisir una vocazione e un’industria; della sua spiaggia, il luogo della libertà dei corpi. Rimini che è stata un cumulo di macerie e dolore, che hanno eclissato una storia millenaria. Rimini del ri-cominciare. Dell’incontro fra gli antichi abitanti e le nuove genti, che hanno creato il miracolo della sua ricostruzione. Rimini che è stata lo specchio anticipatore in cui si è riflessa l’Italia della post-modernità, dimentica dei tempi in cui c’era bisogno di eroi. Rimini che è stata “riminizzata” sotto colate di cemento, e si è ripensata nel segno di una diversa vivibilità sociale e urbana, della tutela del patrimonio storico e artistico, del verde urbano e del mare pulito. Capitale del divertimentificio, negli anni del disimpegno e della spensieratezza, dei paesaggi artificiali, della trasgressione e delle emozioni notturne, Rimini è una città bifronte, la cui anima tenebrosa confligge e talora collude con la solarità diuturna della “marina”. Ma la mutevolezza dei suoi prismatici volti estivi non corrompe la bellezza cittadina, le memorie delle sue pietre, lo splendore dei suoi monumenti, le nebbie che ammorbidiscono le sue malinconie invernali. Le due città hanno scoperto infine di essere parte di un’unica anima, inquieta e multiforme, di essere toccate dallo stesso vento, il garbino: “quel vento maledetto che porta su Rimini un’aria secca e rovente”. La città storica, che ha le mura sbrecciate dal tempo e dalle guerre a segnare i suoi confini, guarda l’altra, cresciuta dove prima erano dune e mare, e pare dirle: “Osta te!”. Che non è una parola, ma un suono che esprime, ricorda Sergio Zavoli, considerazione.

 

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