Rimini cos'è 1943-1959

27 Marzo 2020

1943-1944. Dal Fascio allo sfascio. La città in guerra

Il 10 giugno 1940 Mussolini dichiarò guerra a Inghilterra e Francia. Lugubri rintocchi del campanone civico, a cui fecero eco le altre campane, ne diedero annuncio ai Riminesi. Fin dall’inizio emerse la totale impreparazione delle forze italiane. Il 1° novembre 1943 alle ore 11.50 sulla città si abbatté il primo dei 372 bombardamenti anglo-americani, che per 100 giorni la colpirono, trasformandola in un cumulo di macerie. Dopo la firma dell’armistizio dell'8 settembre 1943, L'Italia fu dichiarata dai tedeschi “territorio di guerra”. I tedeschi si insediarono nei punti strategici della città. La popolazione fu costretta ad abbandonare la città. I partigiani iniziarono ad organizzare azioni di sabotaggio leggero, protessero i civili dai rastrellamenti, difesero i raccolti dalle requisizioni, diedero fuoco alle trebbiatrici. Vi rimasero vittime Mario Capelli, Adelio Pagliarani e Luigi Nicolò, che trovati in possesso di armi, vennero giustiziati il 16 agosto in Piazza Giulio Cesare (intitolata dal 9 ottobre Piazza Tre Martiri). Il 25 agosto 1944 iniziò sul Metauro la fase adriatica dell'offensiva dell'8° Armata inglese contro le linee difensive della Linea Gotica tra Pesaro e Montecchio. Nota agli storici come “battaglia di Rimini”, lo scontro fra i due eserciti stranieri ebbe i suoi culmini più sanguinosi a Coriano e a Rimini. All'alba del 21 settembre 1944 gli Alleati entrarono in città, ricevuti da Gomberto Bordoni, che li attendeva per informarli sull'assenza di tedeschi, per risparmiare a Rimini e ai suoi monumenti altre distruzioni. Rimini era liberata, e gli uomini del Comitato di liberazione nazionale assunsero la guida della rinascita della città.

 

1946-1959 Si ricostruisce. La modernità a tutti i costi

La gente cominciò da subito a ricostruire, a tirar su case e alberghi. Fu una frenesia ricostruttiva che coinvolse anche l'Amministrazione comunale, sedotta dall'idea di ottenere in breve tempo una città più bella e moderna. La città si espande a macchia d'olio. Molti abitanti dell'entroterra vennero ad abitare a Rimini, che passò dai 77.411 abitanti del 1951 agli oltre 100.000 del 1963. Una vera corsa all'oro. Le trasformazioni interessano tutto il centro storico. In città sono isolate le voci che denunciano le degradanti alterazioni del tessuto urbano e la distruzione o compromissione del patrimonio storico artistico. Rimini diventa un mito dell'immaginario di tutti. Il paradiso del corpo, la terra dei sogni e della libertà. Decine di migliaia di turisti arrivano con ogni mezzo in Riviera. Treni straordinari, pullman, automobili, motociclette, scooter, mentre i vigili urbani sono impegnati anche di notte agli incroci sprovvisti di semafori. Con gli americani è arrivato il juke box, le reginette son divenute miss, le sale da ballo si chiamano garden o dancing. Arriva il bikini. Fred Buscaglione a ogni stagione ritorna al mitico Embassy club. Nei pressi del porto apre il locale che avrebbe fatto da modello alle discoteche il Whisky Juke Box (1958), nel 57 apre il Paradiso Club, destinato a diventare il monumento del divertimento della notte.

 

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