Comune di Rimini - Biblioteca Gambalunga

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Gruppo di lettura del mercoledì

Sesto incontro del gruppo di lettura del mercoledì
9 GIUGNO 2010 e 16 giugno
Prossimo incontro: MERCOLEDI’ 15 SETTEMBRE ORE 17

esti su cui si è discusso e ci si è confrontati:

Quanta stella c’è nel cielo” di Edith Bruck
L’ultima estate” di Cesarina Vighi

Quasi tutte le partecipanti hanno letto entrambi i libri che hanno trovato interessanti per le tematiche affrontate, per lo stile, per le emozioni suscitate, per i numerosi stimoli e possibilità di connessioni offerte.
Ciò che segue, costituisce una sintesi delle numerose osservazioni che tracciano un profilo essenziale e nello stesso tempo completo dei testi letti.
-Il libro della Bruck è ambientato nel secondo dopoguerra tra Ungheria e Cecoslovacchia in una regione segnata prima dal nazismo, poi dal comunismo, in un mondo che non è in grado di accogliere i sopravvissuti dai campi di sterminio: “…ma era il mondo stesso a sembrarmi caotico, povero, sordo, informe, occupato dai vincitori sul nazifascismo, sui perdenti, sui sospettati..”
Sono i pensieri di Anita, la protagonista, un’adolescente che incontriamo fin dall’incipit su un treno, dopo l’esperienza del lager e dell’orfanotrofio in compagnia di “una moltitudine babelica che sapeva di miseria e di fame, di vita salvata” in viaggio verso un mondo ancora sconosciuto…
Per lei, unico riferimento in mezzo a quello che assomiglia ad un girone infernale, un lontano parente, Eli, adulto, ma giovane che dà il via con la quindicenne Anita, ad un “gioco” perverso, sordo e cinico..”premeva intenzionalmente contro il mio corpo di quindicenne” “qualcosa di inquietante che rattrappiva il mio cuore e il mio corpo intatto” “…se fossi stata più grande, più esperta avrei saputo come comportarmi con Eli” “..e cosa mi attraeva così tanto in uno sconosciuto che aveva qualcosa di storto?
Sono le paure, le domande, le contraddizioni, lo stupore, di Anita, le cui esperienze tragiche non hanno cancellato in lei la bontà, il bisogno di comunicare e di amare, la fiducia e la curiosità verso la vita, la speranza, l’intima forza.
-Da questo viaggio, dove assieme ai pensieri si affaccia il sogno di vedere una città, Praga, di cui ha tanto sentito parlare dalla madre, Anita approda ad una nuova realtà non meno umiliante, la casa dove la ragazza viene ospitata da parenti. Nella narrazione emergono via via altre figure: La zia Monika, il marito Aron, e ancora Eli, sempre presente. Rappresentano l’altra faccia di un’umanità che ha sofferto, ma che ora vuole dimenticare, si vuole divertire, non nominare il passato fino a rimuoverlo, prendere dalla vita tutto quello che può, non importa a quale prezzo per altri…per Anita in particolare, ancora “vittima non solo di Eli, ma anche della zia Monika che le nega la possibilità di parlare del suo dolore, del suo passato, più preoccupata di sé e di rimuovere la vicenda ebraica e della famiglia: “..in quella famiglia non si poteva parlare, le madri non volevano dare Auschwitz nel latte ai loro figli..”
-..Ma più forte della solitudine, del dolore, della violenza subita, Anita rivela il suo amore per la vita. E al piccolissimo Roby, figlio di Monika, comunica tutto ciò che non può con gli adulti, e il piccolo diventa il suo interlocutore, la sua forza, la sua salvezza… con lui scopre a sua volta, di aspettare un bambino. E’ proprio questa nuova situazione che farà emergere in tutta la sua profondità, il coraggio di un’adolescente ormai diventata donna che, aiutata da un medico, troverà la forza di opporsi alla volontà di Eli e di fuggire da lui in una Praga dove era stata condotta per abortire. Praga diventa il simbolo della sua liberazione, del suo sentirsi donna alla scoperta della città che aveva sognato, ma anche punto di partenza per un altro sogno, per una nuova vita.. in Palestina: “ …quando finalmente ebbi il coraggio di guardare in faccia Eli, constatai o almeno così mi pareva, che non esprimesse niente; il suo sguardo non dava alcun peso all’assalto e alla conquista esterna del mio corpo, anzi sembrava negare tutto nel suo mutismo distaccato e freddo”“..ebbi la senzazione assoluta di non voler più rivedere Eli, né affrontare zia Monika, Aron”..finalmente Praga era mia..”
-Attorno alla vicenda di Anita, ruotano altre figure, alcune misteriose come Emma che per un periodo lavora con lei e diventa la sua confidente, ma che poi all’improvviso scompare senza lasciare traccia…oppure altre figure nel ruolo di “buoni” come il dottor Eller, il signor Avner, l’agente che chiamano “il nuovo Mosè” perché organizza la partenza di Ebrei verso vari paesi europei di “transito”, in attesa di andare in Palestina.
-La memoria, i ricordi sono soprattutto quelli della madre: Anita ricorda spesso il suono delle sue parole, ricorda anche le liti con il padre, “…io avevo cominciato presto a non capire e il mio umore oscillava troppo e ora da clandestina, mi sentivo come un ramo spezzato da un albero bruciato” “…avrei voluto pregare se la porta del mio cuore non fosse stata chiusa a Dio”
-Alla fine del libro, il lettore si accorge che con la vicenda di Anita sono delineate sullo sfondo anche altre problematiche: la numerosa presenza ebraica in Galizia, di cui si parla anche in altri testi letti (“E’ oriente” di P. Rumiz, “La cripta dei Cappuccini” di J. Roth); Le numerose lingue parlate nell’ambiente storico-geografico della vicenda: ungherese, cecoslovacco, yddish, il tedesco come “lingua nemica”. La lingua è percepita come simbolo di identità “ spaventata all’idea di perdere la mia lingua quasi quasi sarei tornata indietro” dice Anita quando per la prima volta la incontriamo sul treno circondata da una “moltitudine babelica”. Ma la lingua è chiaramente percepita anche come “barriera” che impedisce la comunicazione.
Il libro solleva anche la questione ebraica dopo la shoà, il sionismo, il sogno, per molti ebrei, della Palestina come “terra promessa” per una nuova vita.
-Un libro dunque che, attraverso passaggi intensi e coinvolgenti della vita della protagonista, porta il lettore a riflettere su uno scenario più ampio, quello della formazione dello stato di Israele, in un’area che dal secondo dopoguerra ad oggi, non ha conosciuto pace ed è di scottante attualità.
-Il libro, dice un’altra lettrice, mi ha fatto pensare al mondo di oggi, dove ci troviamo a vivere con tante persone provenienti da paesi diversi, con lingue e culture diverse ed anche alla difficoltà ad accogliere e a comprendere chi viene da lontano.
Sulle tematiche incontrate, si suggeriscono i seguenti testi:
“Con gli occhi del nemico” di David Grossman
"La lingua salvata” di Elias Canetti
“Scintille” di Gad Lerner

L’ultima estate” di Cesarina Vighi
E’ il secondo testo letto su cui il gruppo si è confrontato. Sul tema della malattia e del dolore, dei quali non sempre è facile parlare, le lettrici hanno detto:
- E’ un libro che emana “forza” e nello stesso tempo un grande senso dell’umorismo che l’autrice chiama “il sesto senso”;
-Mi ha colpito, nella protagonista, la sicurezza nelle difficili scelte e la mancanza di rimpianti;
-Ho apprezzato gli “affreschi” e gli “spaccati” di vita, l’andare avanti e indietro nel tempo, un viaggiare nella propria vita….;
-I temi della malattia e del dolore sono affrontati con una prosa pervasa di ironia. Attraverso uno stile conciso, tra la cronaca e il diario, la scrittrice comunica un disagio esistenziale, dietro cui c’è il “male”, che tuttavia non è mai esibito, né messo in primo piano;
-Dalla narrazione-annotazione, emergono importanti rapporti: con due città, Venezia (infanzia e adolescenza) e Roma(città scelta dove vivere); con il padre e la madre, di affinità con il primo, di conflittualità con la seconda; con i medici, con il modo di curare, con la medicina occidentale a cui si contrappongono altre modalità di cura;
-Qui si coglie la malattia come solitudine, il negarsi agli altri come difesa, il sottrarsi all’ovvietà dei commenti anche degli amici, la scelta della scrittura come mezzo di comunicazione con il mondo esterno;
-Nell’ultima parte del libro, “sono fortunata” dice la scrittrice, perché la vicinanza degli affetti della figlia e del marito, illuminano la sua vita e le permettono di raccontarla con “levità ed ironia uniche”.

 

APPUNTAMENTO DEL 16 GIUGNO
Il gruppo decide di ritrovarsi a distanza di otto giorni per valutare insieme il percorso svolto nell’arco di sei mesi, per effettuare nuove proposte di lettura e in particolare per decidere insieme quali testi leggere durante la pausa estiva.
Sono ripercorse le tappe del lavoro svolto dal gruppo da gennaio a giugno 2010: otto i testi letti, partendo da una riflessione sul senso del leggere con la guida di un piccolo e sostanzioso libro di Ezio Raimondi: “Un’etica del lettore” – Il Mulino 2007
“La lettura non è mai un monologo, ma l’incontro con un altro uomo che nel libro ci rivela qualcosa della sua storia più profonda e al quale ci rivolgiamo in uno slancio intimo della coscienza affettiva, che può valere anche un atto d’amore.”
Il tema della relazione tra autore e lettore e del confrontarsi con le varie forme della “diversità” via via incontrate nei testi scelti, sono state le linee-guida del lavoro che ha sollecitato curiosità, scoperte, apertura di orizzonti, scelte successive.
Sono stati letti con particolare interesse alcuni testi di scrittori della Mitteleuropa come J. Roth e S. Marai che hanno suggerito la lettura individuale di altri autori della stessa area che riguarda una zona geografica e un periodo storico quello appunto dell’Impero austroungarico. E’ uscito recentemente il volume: “Mitteleuropa Mito, letteratura, filosofia” di Fernando Orlandi e Massimo Libardi. I due esperti, che dal 1999 dirigono il centro studi sull’Europa orientale, definiscono l’area mitteleuropea “spazio culturale” più che geografico, luogo di convivenza di culture, etnie, lingue e religioni diverse: un utile antidoto alle derive “identitarie”del nostro tempo. Certamente le vicende successive alla “guerra fredda” e i rapidi mutamenti poi, dei paesi centroeuropei, hanno cancellato il “progetto” di quel mondo, che resta solo come retaggio culturale i cui elementi principali sono la complessità(un mondo plurilingue, multietnico, dove esistevano più religioni), la molteplicità: sia dal punto di vista sociale, della convivenza tra popoli, che politico. Un altro retaggio che molti scrittori sottolineano tra cui Stefan Zwieg è “l’essere senza patria”.
L’interesse per questo “ mondo” è che ci richiama per tanti aspetti quello attuale dove però molteplicità di lingue, etnie, religioni, culture, trovano difficile accoglienza.

Libri letti:
Un’etica del lettore” di E. Raimondi
S’è fatta ora” di A. Pascale
La città dove le donne dicono di no” di A. Banda
E’ Oriente” di P. Rumiz
La cripta dei Cappuccini” di J. Roth
Le braci” di S. Marai
Quanta stella c’è nel cielo” di E. Bruck
L’ultima estate” di Cesarina Vighi

Sono stati successivamente proposti altri libri con cui proseguire la lettura; tra i ventisei testi presentati dalle lettrici, ne sono stati selezionati dodici, due saranno letti nell’estate, gli altri costituiranno già una traccia per l’autunno.

Libri selezionati (estate-autunno 2010):
L’eleganza del riccio” di M. Barbery
Leggere Lolita a Teheran” di A. Nafisi
Suite francese” di I: Nèmirovsky
L’attentatrice” di J. Kadra
Le botteghe di cannella” di B. Schulz
Il paese delle prugne verdi” di H. Muller
La sovrana lettrice” di A. Bennet
La versione di Barney” di M. Richler
Opinioni di un clown” di H. Bòll
La lingua salvata” di E. Canetti
E non disse nemmeno una parola” di H. Boll
Sangue Velsungo” di T. Mann

 

Il prossimo incontro è fissato per mercoledì 15 settembre alle ore 17
Ci si confronterà su: “Leggere Lolita a Teheran” di A. Nafisi e “Sangue Velsungo” di T. Mann