
Appuntamento a sabato 22 maggio alle ore 10.30, presso la Biblioteca Gambalunga
Il 24 aprile alle 10.30 presso la Biblioteca Gambalunga si è tenuto il primo incontro del Gruppo di lettura del sabato. Un “arcipelago” di lettori numeroso, ben assortito e motivato, dagli stili di lettura e dalle preferenze disparate, molto ricco di stimoli perciò, e curioso di sperimentare un percorso di “lettura condivisa”, e di scoprire attraverso quali modalità questo possa avvenire.
L’incontro è iniziato con le presentazioni, per declinare la “carta d’identità” di lettore di ognuno dei partecipanti, e conoscerne le aspettative rispetto alla “lettura condivisa”.
Che vanno dallo scoprire nuovi autori e nuovi libri da leggere, all’approfondire i livelli di lettura attraverso l’acquisizione di ulteriori strumenti di critica e analisi testuale, al condividere sensazioni ed emozioni derivate dalla lettura, al misurarsi con altri lettori, per mettere a confronto la propria ricezione del testo.
A seguire, il commento e la discussione su “La valigia di mio padre” di Orhan Pamuk, il libro proposto per questo primo incontro. Un volumetto breve e agile edito da Einaudi nel 2007, che raccoglie “La valigia di mio padre”, discorso di ringraziamento pronunciato dallo scrittore turco in occasione del conferimento del Nobel (2006), e due altre conferenze. Insieme, compongono un “menù” ricco e variegato di tematiche relative al ruolo della letteratura, della lettura e della scrittura nella società contemporanea, centrato su rapporti essenziali per l’autore, quello con il padre, quello con la scrittura, e quello tra Oriente e Occidente. Nella discussione è emersa una speciale attenzione per il rapporto dell’autore con il padre, e sensibilità diverse per la sua concezione della scrittura come di un’attività che l’autore svolge “chiuso in una stanza”: dall’idea che possa trasformarsi in una “torre d’avorio”, al riconoscimento che si tratta di una stanza “interiore”, da cui trarre la veritàdi un racconto in grado di dare forma al caos dell’esistente. E’ stata sottolineata anche l’importanza data da Pamuk al rapporto con l’altro, e commentata positivamente l’intenzione dello scrittore di “raccontare la sua vita come fosse quella di un altro, quella di un altro come fosse la propria”, che fa sì che i romanzi diventino uno strumento indispensabile per riflettere sulla propria identità, e quella della propria comunità.
"L'arte del romanzo mi ha insegnato che condividendo le nostre segrete vergogne diamo avvio alla nostra liberazione", scrive Pamuk.
La domanda iniziale “Cosa c’è nella valigia di mio padre?” ha dunque trovato varie risposte, e il “viaggio” esistenziale che comporta il rapporto tra padri e figli ha fornito lo spunto per il percorso ulteriore del gruppo. Come libro da leggere (e rileggere) per il prossimo incontro è stato votato “La strada” di Cormac Mc Carthy (Einaudi, 2007) .
“La valigia di mio padre”
Dal gruppo, tracce di lettura
*_“La valigia di mio padre” è incentrato su un rapporto padre/figlio, simbolizzato dal contenuto della valigia
*_Sentimento chiave del libro, il senso dell’umiliazione che c’è nell’essere minoranza, nell’essere emarginati, sentimento che sempre ricorre nella storia dell’uomo e andrebbe tenuto presente.
*_Lo scrittore, rispetto a questo, prende posizione senza formalizzare politicamente, ma con quello che sa fare: scriverne.
*_Nel libro c’è un aspetto più personale, quello del rapporto col padre, e l’aspetto di lui inserito in un mondo dove oriente e occidente si contrappongono: anche il padre di Pamuk è andato in Occidente, a Parigi, per poter scrivere, guardando alla letteratura occidentale come un qualcosa di più.
*_Più che umile, Pamuk mi sembra altezzoso. Ha paura che il padre nonostante non sia stato uno scrittore come lui possa risultare più bravo di lui.
*_L’autore non è simpatico, vive come in una dimensione propria. Ha come un sentimento di colpa verso il padre.
*_Il padre di Orhan dopo aver letto il suo primo romanzo gli ha fatto i complimenti. La descrizione del suo dover scrivere nell’ambito della stanza non mi pare una cosa negativa, con il padre ha un rapporto ambivalente, più di corrispondenza d’amorosi sensi.
*_Pamuk riesce a verbalizzare una cosa antipatica ma implicita nel mestiere di scrittore, la necessità di chiudersi in una stanza e star solo per scrivere. Gli scrittori si nutrono della vita degli altri, ma per metterla in ordine hanno bisogno di allontanarsi, di stare soli.
*_ Significativa la chiusura: il padre ha sempre creduto in lui, dopo la lettura del primo romanzo gli ha sempre dato appoggio, Orhan gli dedica il Nobel.
*_In questo libro Pamuk cerca di capire il senso della felicità e infelicità: e li trova nel significato che diamo alla vita piuttosto che nella vita stessa.
*_Nel leggere un testo, bisogna stare attenti a non fare sovradeterminazioni. Il lettore è il destinatario finale, ma ognuno nell’esprimere le sue opinioni deve stare attento a non sovrainterpretare: è il testo che passa attraverso di te, con le sue interpretazioni.
*_Mi piace cosa dice Pamuk del suo mestiere “scrivo non per raccontare una storia ma per costruirla, scrivo perché non sono mai riuscito a essere felice”, parole che passano attraverso la sensazione.
*_Ogni riverbero nella lettura di un libro è legittimo. Ma il rapporto con il libro effettivo deve rispettare e non stravolgere il livello testuale.
*_Abbiamo parlato dell’emozione che ha potuto dare questo libro a ciascuno di noi, senza “interpretare” nulla ma esprimendone emozioni e significati.
*_Quello che si vuole fare è una riflessione ancorata al testo. Poi ognuno ha del testo una sua esperienza personale.
*_Sono stata contenta di averlo letto: ero partita un po’ prevenuta dalla lettura degli altri romanzi. Sin dall’inizio emerge un’idea diversa da quella che avevo dello scrittore. Penso che volesse raccontare l’avere paura di scoprire aspetti che non hai colto di una persona cui vuoi bene, e della felicità della scrittura come momento per accettarsi e accettare. Il modo in cui recepiamo uno scritto come questo dipende dalle affinità, dall’empatia che può crearsi, dall’emozione, al di là degli aspetti stilistici e del messaggio.
*_A chi scrive, occorre trovare una giusta distanza per guardare le cose. Bisogna staccarsi dal discorso superficiale, dalla “torre d’avorio” dello scrittore.
*_Il discorso della valigia mi interessa soprattutto nella tensione di Pamuk tra l’incapacità di decidere se aprire la valigia e leggere, o no. L’autore vuole veramente sapere e aprire la valigia? Voglio o non voglio avere un’immagine diversa, e conoscere meglio mio padre?
Un’esitazione esistenziale, non tanto per paura di trovare un mediocre scrittore, ma forse un padre mediocre.
LA STRADA
Il libro:Cosa resta dieci anni dopo l’Apocalisse che ha trasformato il mondo come noi lo conosciamo in una landa spettrale, in uno spazio grigio e vuoto in cui sopravvivere è una condanna? In cui negli uomini di umano è rimasto ben poco? Restano un padre e un figlio sulla strada verso il sud. Restano le loro quotidiane, splendide, umane parole. Resta l’essenza di ogni rapporto che nascerà lungo la strada, nella ferocia e nella tenerezza. Restano un bambino “che porta il fuoco”, e un uomo che lo protegge
Un libro potente, doloroso, scarno e “necessario”.
Da leggere e rileggere. Magari tenendo conto dei diversi livelli dei personaggi e dell’ambientazione, del ruolo che hanno nella storia e del loro aspetto “metaforico”.
L’autore: Cormac McCarthy (Providence, 20 luglio 1933), scrittore americano, figlio di un avvocato di successo e terzo di sei figli, è cresciuto in Tennessee, dove ha frequentato l’Università abbandonandola due volte prima di entrare nel ’53 nell’Air Force e restarci per quatro anni. Vive attualmente a El Paso, in Texas. Ha scritto, tra gli altri romanzi: Il buio fuori (Outer Dark, 1968) (Einaudi, 1997), Suttree (Suttree, 1979) (Einaudi, 2009), Meridiano di sangue (Blood Meridian, Or the Evening Redness in the West, 1985) (Einaudi, 1996), Trilogia della frontiera (Border Trilogy): Cavalli selvaggi (All the Pretty Horses, 1992) (Einaudi, 1996) (vincitore National Book Award 1992 e National Book Critics Circle Award 1992), Non è un paese per vecchi (No Country for Old Men, 2005) (Einaudi, 2006 – Ne è stato tratto l’omonimo film dai fratelli Coen); La strada (The Road, 2006) (Einaudi, 2007), (vincitore James Tait Black Memorial Award 2006 e Pulitzer Prize for Fiction 2007). (Da Wikipedia)
La citazione: "Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c'è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un'origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te".